Bread in bed

Bread in bed

Buongiorno amici, bella l’estate e bello il sole, ma ve lo dico sinceramente. Ho uno strato di adipe sopra sotto e intorno che mi ricopre integralmente il corpo e si, ho sofferto da morire!

Senza considerare che il sole non mi rende la pelle dorata, ma fucsia, anzi possiamo chiamarlo rosa Valentino, ma ad ogni modo se Federica non mi mette la protezione solare mi ustiono come una svedese in Salento. Quindi facciamola finita e accogliamo questa bellissima stagione autunnale con immensa gioia.

Dove eravamo rimasti? Ah sì, Brusco.

Solo il nome mi provoca eritemi sparsi in tutto il corpo e non specifico le zone più vulnerabili  perché sono una signorina.

Che dire? Da dove inizio? Brusco è il mio terzo coinquilino, in realtà il primo perché è il più vecchio. E’ stato il primo ad occupare la casa, è un trovatello, un piccolo cucciolo smarrito, infreddolito e affamato che cerca un po’ di cibo e tanto affetto. Uso il presente come licenza poetica, giusto per intenerivi il cuore e immaginare un batuffolo di pelo nero a cui dare quintali d’amore.

Ad oggi, presente contemporaneo, è un maiale. Si differenzia da me solo per il colore, intelligenza ed eleganza.

Sin dai primi giorni, a casa hanno notato qualcosa che non tornava, si stava palesando l’ombra di un mostro che avrebbe monopolizzato la cucina, i secchi dell’organico e le nostre vite, ma nessuno inizialmente ha preso la cosa sul serio e ci si è giocato su come quando giochi con un bimbo un po’ troppo viziato. Con la crescita gli passerà.

Si certo!

A Brusco piace il pane, e alla mia amica umana Roberta, la sorella di Federica, piace interagire con noi facendoci fare dei giochini demenziali e ovviamente Brusco si presta alla grande. Dunque, quando ci sono ospiti a casa non si perde l’occasione per fare qualche siparietto simpatico.  Roberta si mette un pezzettino di pane in mano, glielo fa annusare e poi con le dita a forma di pistola canticchia un motivetto tipo duello western e fa finta di sparargli. Lei gli urla: “Brusco muori, muori!” e lui muore buttandosi a terra senza vita. Poi lei nuovamente gli urla: “Brusco, rotola, rotola!” e lui rotola. Evvai, applausi e giubilo, il pubblico in delirio e ovviamente pezzettino di pane come ricompensa. “Oddio quant’è simpatico Brusco, troppo bravo, dai farglielo rifare”.

Questa storia è andata avanti per anni, per 13 anni esattamente e in questo tempo ha messo a segno un migliaio di colpi, uno al giorno, ogni giorno.

Si è fregato 2 pagnotte di pane in ammollo per le galline, una focaccia farcita con cipolle per una cena con gli zii, i cacionetti fritti (tipici abruzzesi) che la nonna aveva fatto per Natale, i panini farciti di un pranzo al sacco e basta, non posso elencarli tutti. Vi dico l’ultima così non vi annoio più.

Giorni fa a casa avevano lasciato la tavola apparecchiata dopo un pranzo, nessuno si era accorto che era rimasto un pezzettino di pane nel piatto. Lui entra in cucina, non c'era nessuno, con il suo fiuto micidiale sente l'odore inebriante dei carboidrati,  prova ad allungarsi con tutti i legamenti per sbirciare la posizione, lo vede,  si alza sui piedi, stende la colonna vertebrale, allunga la spalla, tira fuori anche il suo pollice opponibile, lo afferra ma gli sfugge. Torna giù, e lì il genio. Con i denti afferra la tovaglia e tira giù tutto, ce l’ha fatta, ha vinto lui.

Rientra Doriana, la mamma di Federica che si trova davanti piatti e bicchieri spaccati a terra, in un secondo capisce tutto, guarda Brusco con gli occhi di una che vuole ammazzarlo davvero, ma si limita a urlargli contro con tutta la voce che ha in corpo: “SEI UNO SCOSTUMATO PORCOOOOOOOO!”

Io ero nel porticato a risposare, mi sono sentita chiamata in causa e sinceramente mi sono sentita offesa.

Saluti Circe

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